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La cosmogonia dell'immagine ursina interpretata da Gianni Rauso
(versione 1.3)

by WARBEAR

" Potentially, bears represent a new option , rather then the riverse of androgyny. Instead of a neutral engenderment as devoid of either gender as possibile , the bear ideal embodies positive qualities of both masculine and femminine , uniting traditional gender polarities - strong and sensitive , gruff and affectionate , indipendent minded and nurturing [...] in microcosm we find in the bear phenomenom an expression of the contemporary dialectically opposed forces ( instant communication and omogeneity in style of thought and behaviour ) and tribalism ( the banding toghether , for any given reason , of smallish overseeable numbers of people into an identifiable group ) . and this leaves us with the oddest of dialcetical questions . what happens when first -world tribalism encounters the global village ? " " The Bear Book
History and evolution of a gay male subculture - Less Wright - Harrington Park Press.


WARBEAR - CLICK ME ! Cos'è un orso? le risposte possono assumere una molteplicità di forme significative tante quante sono le idee sull'estetica, sulla cultura, sul linguaggio e sulla socialità ursina da parte di tutti gli interlocutori diretti o indiretti del BearDom. Les Wright, primo teorico e pensatore del concetto di orso in un approccio interdisciplinare e multiprospettico rispetto al campo delle scienze sociali, imprime le sue orme sul tema, muovendo dall'idea di attrazione sessuale sulla stessa base di genere non solo come un semplice input biologico bensì, nella sua realizzazione, come costrutto sociale e culturale .

Se il coming out può essere rappresentato come dialogo interiore o narrativa del sé, quindi il continuo elaborare e mutuare una politica di genere delle relazioni sessuali, percepirsi come orso significa espandere, esponenziare questo processo in una dialettica narrativa ancora più profonda e complessificata all'interno di ciò che viene definito come gay mainstream o panorama dell'omosessualità dominante, in tutti i suoi lati.

L'infosfera omosessuale ha continuato a riprodurre gli stessi codici interpretativi sessuali per la lettura dei rapporti tra persone dello stesso sesso su una identificazione ferrea dei due generi maschile/femminile. Il percorso identitario bipolare tracciato da Les Wright parte dai primi decenni del novecento negli Stati Uniti d'America dal rapporto tra "wolves" e "fairies". Spostandoci nei sessanta ritroviamo la stessa polarizzazione reinterpretata sulle identità culturali dei "machos leathermen " e delle "queens". Nel 1969 questa bipolarità viene sbilanciata attraverso ciò che dà vita al movimento omosessuale in tutte le sue caratteristiche politiche, sociali e culturali con l’episodio dei riots allo StoneWall Inn creati in risposta alla continua repressione poliziesca Newyorkese in quel di Christopher street. Storicamente riconosciuto come momento di nascita del movimento gay, lo Stonwall Inn ha rimescolato i codici, essendo partecipato da crossdressers, transessuali e omosessuali comunque non riconoscibili e ascrivibili alle precedenti intepretazioni identitarie bipolari, proponendo un'immaginario hippy androgino, che nell'arco di 15 anni si sedimenta come l'identità omosessuale dominante definita "clone".

Les Wright parte da questo background per esprimere esteticamente, culturalmente e socialmente il concetto di "orso" questa volta in una polarizzazione dialettica negativa di superamento dell'estetica "twinky" o appunto il "twinky clone" di diretta provenienza del gay mainstream come esteticamente giovane, biondo, magro, glabro, palestrato, surfista, leggermente effemminato. La costruzione sociale dell’ "orso" è in diretta opposizione e superamento rispetto questo tipo di estetica, nonché dei suoi modelli culturali, norme sociali e strategie politiche associate. Essa si muove a sua volta, sempre secondo Les Wright in un'ennesima bipolarizzazione. Il primo polo e' rappresentato da cio' che Rychard G. Powers definisce "natural man", inteso come essere umano che entra in contatto con la sua insita alterità, percepita come destabilizzatrice dei modelli culturali quindi estetici dominanti i proposti dal mediascape, sia esso etero/omosessuale.

In questo caso siamo posti davanti ad un bivio estetico culturale: da una parte fioriscono "heavyweighted, chubbies" ovvero i Girth 'n' Mirthers - network di socialità e sessualità obesa che ha una scena a sè stante, sebbene convergente in più punti e dialogica rispetto a quella ursina; dall'altra il panorama si apre su un link diretto a ciò che è stato controcultura e alterità diffusa in america negli anni ‘60 e ‘70 quindi tutto l'ambito biker/hippy/punk e freaks/weirdos ( intesi come mostri quindi altri dall concetto di norma-lità) i quali erano tagliati fuori da una socialità omosessuale rispetto ai canoni .

In questa prospettiva ,creando un forte squilibrio simbolico nelle intepretazioni eterosessuali - sussunte a loro volta come strumenti di autolettura da parte dello scenario omosessuale nelle relazioni tra persone dello stesso sesso - e fuoriuscendo dall'identità "twinky" come imposizione sempre da parte del gay mainstream , gli orsi con al loro estetica , la loro produzione culturale e sociale autonoma e indipendente hanno distrutto i confini di emarginazione continua dovuta alla loro diversità, sfidando in modo dolce e violento le egemonie di potere.

Il secondo polo invece rappresenta l'istituzionalizzazione del movimento ursino. Les Wright lo definisce il polo del "glamour bear". Concependo l'idea di glamour come una forma di accrescimento ed esercizio del potere attraverso l'appartenenza all’idea di bellezza come valore dominante e quindi come "the pleasure to be envied ", la prospettiva precedente viene ribaltata completamente e l'estetica ursina si sedimenta ed istituzionalizza come un modello di riferimento che riscostruisce gerarchie e rapporti di dominio. Ancora, non è così semplice ; gli orsi, come vedremo in seguito , incarnano lo spirito della complessità e della contraddizione anche nel loro simbolismo. Essi possono essere rappresentati nel panorama culturale occidentale come creature terrificanti ,aggressive, violente, distruttive nell'immagine dei grizzlies e contemporamente come teneri, morbidi, caldi, riappacificanti pelouches nell'immagine dei teddybears.

Un orso tende alla produzione di naturalità, intesa come entrata in contatto con il sé, altro dai modelli interpetativi correnti in ambito omosessuale, siano essi femminil-orientati da parte della percezione eterosessuale bipolare, siano essi omosessual-orientati nella percezione del "twinky clone " o del "leather macho". Non è possibile intervenire su una classificazione sociale degli orsi poiché , specialmente nella primissima ondata, gli spazi sociali ursini auto-organizzati come i bearhugz parties per esempio, erano partecipati attivamente da tutto ciò che rappresentava lo scarto, la non accettazione da parte del panorama omosessuale dominante quindi dall'alterità radicale motivata dal desiderio di orientare i propri rapporti sessuali sulla base dello stesso genere in un molteplice composto da bikers , obesi , feticisti del pelo , uomini di colore , blue collars (il proletariato americano definito dal colore blue delle tute da lavoro opposto ai white collars ovvero il ceto medio con il colletto bianco della camicia inamidato ) urbani e country men. Il trait d' union di questo lumen-proletariat sessuale era il suo non conformismo alla normalizzazione sessuale imposta dallo scenario omosessuale mainstream. Ciò è testimoniato dal fatto che, la prospettiva inclusiva di questi meetings, era proprio data dalla negazione del dress code che definiva le strategie di esclusione sociale, nei vari locali omosessuali e nelle feste leather. La naturalizzazione sessuale del genere maschile si rifletteva nel motto "Be, Don't act" . Il concetto del "being natural" per altro è stato derivato da quella teoria femminista che ha lavorato sul rifiuto , da parte delle figura oppressa, di sottomettersi ai valori del patriarcato, quindi ai suoi valori sociali, politici e ai suoi modelli culturali-estetici.

E' proprio nel concetto di "natural man" che GianOrso agisce in forma visiva. Le sue performances fotografiche e illustrative condensano il campo dell'immagine con quel panorama di umanità maschile omo-sessuata definita ursina, ovvero giocata sulla doppia significazione di Orso come immagine e Orso come attitudine.

Nel primo caso, ci viene suggerita la visione dell’ uomo fortemente irsuto con un caratteristiche fisiche di grandezza, opulenza, imponenza mentre nel secondo caso le immagini svelano un uomo ideal-tipico caratterizzato da un appetito epicureo, da un'atittudine all'imperturbabilità, da forte stabilità e, soprattutto, dall'autoaccettazione e consapevolezza della propria condizione di alterità estetica, sessuale culturale e sociale.

L'impresa fotografica di GianOrso gioca metodologicamente con il concetto di "natural man". Esso propone la naturalità del " be, don’t act" alla rappresentazione visiva. Il suo operato si esprime chirurgicamente in quel preciso scollamento simbolico che fa della naturalità maschile nel panorama omosessuale, un elemento di rottura rispetto le norme sociali legate alla sua identità di genere. La costruzione sociale della mascolinità omosessuale è coinvolta con quella egemonica eterosessuale, quindi in una difficile e insanabile contraddizione con tutte le norme sociali pertinenti a tale identità quali il potere, l'autoritarismo, la violenza, la misoginia e via discorrendo. GianOrso incarna fotograficamente questa contraddizione creativa mescolando omosocialità ed omosessualità, al di fuori di quelle definizioni identitarie di genere dominanti che coinvolgono i suddetti valori, dando una forte scarica fotografica al clash simbolico nelle interpretazioni di ciò che si definisce come dominante; sia nel panorama culturale più vasto, sia in quello più direttamente omosessuale.

La cosmogonia ursina rappresentata da questo lavoro ha la sua forza vettoriale proprio in questo sbilanciamento che fa della definizione di genere , una porta aperta alla ricchezza identitaria nella continua annessione di nuovi tratti. Potremmo perderci nelle definizioni di orsi caratterizzanti la geografia visiva sessuata proposta in questa sede : dalla imponenza irsuta dei "grizzly bears" alla dolcezza dei "teddies" ,dalla seconda pelle inquieta dei "leatherbears" al feticismo estetico "blue collar" , dalla sapienza degli sguardi maturi dei "daddybears" alle scintille di vivacità dei "cubs" rappresentati ma , a mio avviso la forza eruttiva di un lavoro del genere viene impressa proprio nel concetto di mutazione interna alla definizione sociale dell'identità di genere maschile.

Le concettualizzazioni categorizzanti sono fatte per essere distrutte ed e' proprio la sfida che GianOrso lancia con estrema maestria fotografica, cogliendo i nuclei di quell' identità maschile orientata sessualmente verso lo stesso genere e lasciando contemporaneamente dissolventi i suoi confini. L'elettricità che fuoriesce dalle sue foto sveglia l'utente proponendogli uno specchio di quelle parti ignote del sè che si erotizzano in una continua identificazione .

GianOrso mette fotograficamente in atto ciò che Schott Hill ( il fondatore del primo social club per orsi ) in " Aroused for Hibernation " definisce " settimo senso ursino" . egli afferma

"You'd be surprised how often bearded men check each other out. It's like some istinct[...] I can pick a beard out anywhere[...] I think it's the seventh sense bears have. The sixth sense , gaydar , is the unique ability of one gay person to know that the other one is too . The seventh for bears is furdar. If someone is sporting it on their face will spot them".

L'eccitazione latente solca la sinuosità maschile degli orsi ritratti, perdendosi in quelle tempeste di peli che raccontano mille vite. L'abbandono al calore freddo del bianco e nero e alla vivida luce dei ritratti a colori permette quell'ex-tasis o fuoriuscita dalla visione interna dell' utente per un suo coinvolgimento diretto e interno all'immagine. Cibo per l'eccitazione. Risveglio dei sensi. Dolce ardore. Abbracci universali. Questa, la testimonianza di un autore che ha fatto della macchina fotografica il suo spontaneo prolungamento corporale; un occhio sessuato che penetra e viene penetrato in un continuo feedback comunicativo multidirezionale. Non e' un caso che le scelte di soggetto di GianOrso nulla abbiano a che vedere con il profitto. La sua direzione è eroicamente qualitativa e il suo impegno, un atto d'amore verso quel corpo maschile periferizzato, represso ed emarginato da una cultura omosessuale del dominio che fa della oppressione sessuale una lucrosa fonte di capitalizzazione economica e di speculazione politica.

La sua voce fotografica è sottesa da questa critica forte e chiara ad un mondo politico marcio che si riveste di diritti civili e di emancipazione ricreando internamente in modo identico, le stesse dinamiche di dominio che vorrebbe mettere in crisi nella più vasta società civile. Qui è rappresentata la barbarie di un corpo libero di essere , senza costringersi alla civile aberrazione di una identità omosessuale esteticamente, culturalmente, socialmente dettata, ripulita,riqualificata e normalizzata per una sua spendibilità politica. Qui viene urlato il chiassoso, goffo e sorridente mondo di chi ha imparato ad amarsi nella sua diversità godendo del rifiuto di ogni imposizione. Riferendosi al fenomeno degli orsi come rappresentazione dei processi di globalizzazione - intesi come costituzione di una cultura mondiale omogenea ed esplosione interna dei localismi culturali eterogenei - Les Wright si interroga nel suo "Bear Book" chiedendosi : "Cosa succederà quando il tribalismo del primo mondo incontrerà il villaggio globale? ".

Il progetto fotografico di GianOrso indica una chiara risposta a tale questione. In questo momento di veloce mutazione antropologica , per ciò che perviene gli orsi oltre ogni sottomissione subculturale e dialettica controculturale , sarà la continua ricerca del farsi uomo, amante di sè al di fuori di ogni assoluto, godendo enfaticamente delle continue differenze e perdendosi nella xenofilia della continua alterità, a reinventare una mascolinità dislocata da quelle norme autoritarie e repressive che hanno accompagnato le identificazioni di genere fino ad oggi .

Il perseguimento di valori antiautoritari e libertari - che hanno dato scintilla di vita alla mostruosa bellezza di creature idiosincratiche autodefinitesi orsi " in movimento" rispetto ad un panorama che le rifiutava - sarà la chiave di lettura per questa tempesta d'amore e libido che continuerà a tutelare e ad esponenziare la diversità radicale .


by WARBEAR

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